Se provocatoriamente vi dicessero che la musica “Made in USA” non esiste? Quello che oggi tutto il mondo canta e balla come blues, jazz o rock’n’roll è il risultato di un laboratorio permanente alimentato da corpi in movimento, sradicamento e resistenza.
Un concerto che rappresenta l’incontro epocale e non pianificato tra due mondi apparentemente lontanissimi: il verde dell’Irlanda e il nero dell’Africa. Da un lato i migranti irlandesi, in fuga dalla carestia con le loro ballate e violini; dall’altro gli africani deportati nelle piantagioni, che custodivano nei canti di lavoro ritmi ancestrali che l’oceano non ha mai potuto cancellare. Nelle strade di New Orleans, nelle miniere e nei sobborghi industriali, queste culture hanno iniziato a mescolarsi senza contratti o intenzioni dichiarate, ma per la semplice condivisione di uno spazio e per un ascolto involontario.
Lontano da una rigida lezione accademica, lo spettacolo si sviluppa come una narrazione viva, carica, come un viaggio transoceanico carico di dolore, creatività e invenzione. Una performance travolgente che svela le radici nascoste della musica contemporanea e dimostra come il rock’n’roll sia, prima di tutto, il ritmo dell’incontro umano.
Se provocatoriamente vi dicessero che la musica “Made in USA” non esiste? Quello che oggi tutto il mondo canta e balla come blues, jazz o rock’n’roll è il risultato di un laboratorio permanente alimentato da corpi in movimento, sradicamento e resistenza.
Un concerto che rappresenta l’incontro epocale e non pianificato tra due mondi apparentemente lontanissimi: il verde dell’Irlanda e il nero dell’Africa. Da un lato i migranti irlandesi, in fuga dalla carestia con le loro ballate e violini; dall’altro gli africani deportati nelle piantagioni, che custodivano nei canti di lavoro ritmi ancestrali che l’oceano non ha mai potuto cancellare. Nelle strade di New Orleans, nelle miniere e nei sobborghi industriali, queste culture hanno iniziato a mescolarsi senza contratti o intenzioni dichiarate, ma per la semplice condivisione di uno spazio e per un ascolto involontario.
Lontano da una rigida lezione accademica, lo spettacolo si sviluppa come una narrazione viva, carica, come un viaggio transoceanico carico di dolore, creatività e invenzione. Una performance travolgente che svela le radici nascoste della musica contemporanea e dimostra come il rock’n’roll sia, prima di tutto, il ritmo dell’incontro umano.
Crediti e sostegni:
Andrea Biscio Bresciani (Basso, Contrabbasso), Federico Cantaboni (Chitarra acustica, voce), Simone Helgast Cavagnini (Batteria), Massimo Costamagna (Squareneck Dobro), Andrea Corvaglia (Armonica a bocca), Matteo Corvaglia (Chitarra acustica, voce), Michele Dal Lago (Chitarra acustica, voce), Simone Grazioli (Mandolino, voce), Federico Guarienti (Chitarra elettrica), Mario Papini (Irish Tenor Banjo), Giusi Pesenti (Spoons, Washboard, Bodhràn, Bones, Voce), Andrea Van Cleef (Chitarra acustica, voce), Enrico Sauda (Pedal Steel Guitar), Enrico Zaglio (Chitarra acustica, voce).